CIRCESQUE, 2019 | Artist Statement
 

«Circesque», esplora le vite non raccontate della gente del circo. Spogliati dei cliché del mondo circense, questi ritratti mise-en-scène rivelano l’umano dietro l’archetipo. Le immagini tradiscono i sentimenti più intimi dei protagonisti mentre vanno in scena, si mettono in gioco e corrono il rischio: tutto sotto l’occhio attento dei presenti.

 

«Circesque» invita il pubblico a pensare per immagini, suggerite da costumi dettagliati, oggetti di scena inaspettati e uno scorcio sugli artisti oltre la polvere. Il sipario si apre e la storia ha inizio. Acrobati. Trapezisti. Equilibristi. Donne tatuate. Giocolieri. Contorsionisti che sfidano la natura.

 

Tutti presenti e schierati come sotto ogni tendone che si rispetti. Ma uno sguardo attento ne rivela alcuni dettagli insoliti. Gli aeroplani di carta cedono sotto la loro domatrice, come in un incantesimo sull’ultimo giro di giostra.

Una minuta pattinatrice posa immobile su un misurato piedistallo. Una funambola si regge su una piccola scala in un rigido equilibrio su di una fune. Un giovane artista protegge la sua timidezza dietro un trapezio, eludendo lo sguardo del suo pubblico. Gli imprevisti, le inevitabili cadute, le delusioni - i loro volti a tradirli. Paurosi. Formidabili. Concentrati. Inevitabilmente, cadono. Dignitosi, si rialzano, si spolverano e ricominciano.

 

Costumi e oggetti di scena li completano, aiutandoli ad esprimere se stessi. Ma sono anche un’armatura, una maschera che non li smentisce. Tagliavini ha progettato e, per la maggior parte, realizzato ciascuno di questi oggetti. Per ottenere una serie fotografica esteticamente raffinata, ogni costume è stato cucito su misura e tinto alla perfezione.

 

«Circesque» è un nuovo punto di partenza nel lavoro di Tagliavini. A differenza delle serie precedenti, non è, e non vuole essere identificata in una precisa epoca, né corrisponde a un prestabilito stile o movimento.

La serie si è evoluta lentamente e istintivamente: il paziente risultato di una fotografia lenta. Un iniziale fascino per la città itinerante e il suo immaginario tradizionale cede gradualmente il passo all’incanto e a quel sapore misterioso degli spettacoli a latere che accompagnano l’attrazione principale.

 

E’ una sfida con se stessi. Senza riferimenti storici o stilistici è come esibirsi senza rete di sicurezza, proprio come un trapezista, Tagliavini ha compiuto un atto di fede: aprendosi allo sguardo vigile del pubblico; esponendosi a gli stessi rischi, dubbi e incertezze. Piacerà allo spettatore? Accorreranno per vedere lo spettacolo? Chiederanno il bis? Ma soprattutto: dove sarà la prossima esibizione?

 

Cala il sipario e finisce anche l’ultimo atto, artista e artisti allo stesso modo lasciando le loro storie non raccontate. "Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare" Tagliavini ha fatto sua in «Circesque» questa frase di Federico Fellini.

Non siamo tutti contemporaneamente osservatori e osservati? Non stiamo tutti mantenendo un sottile equilibrio mentre ci mettiamo in gioco sotto i riflettori? Osserva questi artisti, perditi nei dettagli e racconta le tue storie.